martedì 1 giugno 2010

Irene buon buio


E rivivessi all'infinito un'infinita sera, così tremendamente lontano…

Chissà cos’è l’infinito si chiese… lo chiese alla sua chitarra che le sedeva di fronte, dietro lo schermo, mentre teneva in mano il sigaro acceso e oramai sulla punta delle dita. Si, cos’è l’infinito? Quella cosa cosi difficile da raggiungere ma cosi facile da vivere; Viverlo senza averlo nelle mani, forse è questo a renderlo cosi bello. Sembrava parlare la chitarra, anzi parlava sempre più forte ad ogni soffio di fumo nella sua bocca, e diceva che l’infinito è come quella pietra in riva al mare con la quale puoi costruire un castello o fargli fare il giro del mondo rimbalzando sul mare azzurro, tutto senza fare affidamento su se stessa ma solo su colei che la lancia. Come due persone, come due mani che giocano a palla cercando di tenerla in mano il meno possibile, pena, l’appiattimento della propria vita, alla ricerca di un record di battute senza far toccare il terreno sabbioso e caldo, troppo caldo e fastidioso per non fare sciogliere quella palla di neve. La ricerca di un equilibrio nella stessa ricerca… E la ricerca di me…



E’ difficile, pensò, e i venti imbrogliano sempre quelle dita che giocano… L’infinito è l’amore, e l’amore è come un sigaro… Ha un piede che una volta acceso ti da la pienezza, un corpo che ti fa gustare la vita e una testa che, spenta com’è, ti fa capire che nella vita non serve poi ad un granchè…



Chiuse i suoi appunti ingialliti, spense le note di Vecchioni sul comodino, e si tirò le lenzuola sui capelli. Buon buio…

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