mercoledì 15 ottobre 2014

Il dilemma - Gaber e Cesare

Una cravatta blue con strisce bianche. L’onestà e la coerenza con sé stessi. La fedeltà verso i propri dubbi che, risolti, portano al senso della vita.
Questo cantava Giorgio Gaber in molte sue canzoni eppure, come le cose più belle e semplici, non sempre era facile capirlo.
C’è una canzone a cui sono particolarmente affezionato, si tratta de: “Il Dilemma”. In giro non esistono spiegazioni a riguardo né, tantomeno, interpretazioni più o meno dettagliate. Eppure credo di aver compreso cosa possa significare questo testo, quantomeno, per me.
In qualche videocassetta si può trovare Giorgio che canta questo meraviglioso pezzo proprio con la sua solita giacca a tre bottoni e una cravatta blue con delle strisce bianche trasversali. La sua uniforme di battaglia. E si può anche trovare una versione più recente dove, al posto della bellissima chitarra classica che accompagnava il pezzo originale, c’è un fantastico pianoforte che lascia trasparire tutta la serenità possibile.
Perché di serenità si dovrebbe parlare.
L’amore cos’altro è se non sicurezza o serenità? Le due parole sono sinonimo di uno stesso significato: felicità. Incontrare una donna, per caso o meno, in una data epoca, attuale o futura, in una data località vicina o lontana vuole dire solo una cosa se si instaura un rapporto d’amore: stare bene insieme, essere felici. Ciò però non vuol dire necessariamente ciò che quelle due parole vogliono rappresentare. Stare insieme non significa stare vicini, rinunciare a sé, avere un uomo o una donna che debba “entrare” per forza nella propria esistenza. Ogni essere è libero e, fondamentalmente, solo. Come scrissi tanto (ma tanto!) tempo fa l’amore cos’è se non l’unione di due solitudini? E forse è questo uno dei primi “sensi” che ha questa canzone di Giorgio.
E poi c’è la cosa più brutta di noi umani. La paura e il futuro.
Cos’è che distrugge tanti rapporti bellissimi più o meno duraturi?

“L’uomo è un animale quieto se vive nella sua tana” canta Gaber.

Già, la tana che rappresenta la sicurezza, la certezza, il non avere dubbi.
Ma come si può fare a non aver paura? Evitare il futuro. No il non immaginare un futuro assieme, un sogno comune o un qualunque tipo di “figura astratta” più o meno prossima bensì, secondo me, il non condizionare la realtà, la pace, la serenità che solo nel presente c’è e deve esserci con “l’essenza di una sua [del rapporto] immagine futura”.

Poi, ad un certo punto, quella coppia rifiutò categoricamente le nostre idee di “libertà in amore” e, più o meno metaforicamente, si diedero “alla morte”.

Cos’è la morte in questa canzone? La vera fine del loro amore? O, forse, la comprensione di una nuova idea di amore, di una nuova idea di “innocenza”, di serenità? Quell’amore che, in tutta la canzone, viene messo in perenne confronto con le idee di “lui” ed emerge in quei pochi versi dove loro:

“Sapevan piangere e soffrire (insieme) senza dar la colpa né all’epoca né alla storia”

Non so dare a questo punto una definizione, una spiegazione sicura di questa canzone, ma quello che avete appena letto è la mia interpretazione. L’amore è un bellissimo percorso dove due esseri si incontrano e decidono di camminare fianco a fianco ognuno su un proprio binario ma che, come destinazione (non finale) hanno una stazione comune.
Ogni tremolio del vagone, ogni variazione di percorso è avvertito in maniera differente ma attorno ai due passeggeri resta sempre quella cabina sicura che li trascina da qualche parte.


Ecco un estratto di uno dei miei scrittori preferiti, Cesare.

Perché ti amo. Cos’è l’amore mi chiedi. Io so che l’amore è restare nudi, spogliarsi a vicenda. L’imbarazzo ci sarà. Se così non fosse sarebbe grave. Quello che viene dopo è soddisfazione o tristezza, ma verrà solo quando saremo vestiti di nero, quando non avremo più modo di intendere. Allora sì che il futuro ci interesserà, e paura e futuro saranno, finalmente, giustificati. Quando saremo morti e ci interrogheremo su ben altri temi.
Tutto quello che c’è in quell’intermezzo, quando vedo le tue gambe perlacee e tu la mia pipa. Quando ti guardo con un libro in mano, gli occhiali decisi e gli occhi incerti e tu mi vedi assorto. Quando saremo nudi di nuovo, di nuovo, di nuovo come ieri, l’altro ieri e ancora più in là. Quando il tuo sesso non si incontrerà col mio solo per sentire le nostre temperature ma anche perché riconosceremo di essere nudi, di essere uguali, di essere spogli da tutte le incertezze e dal futuro allora è lì che vedo l’amore. E lì il nostro amore. E lì il motivo per cui, sono sicuro, ci amiamo.
I vestiti neri hanno le tasche piene di esperienza e i polsini stretti intorno ad un futuro che ci preoccuperà ma non ci riguarderà. Quando siamo nudi tutto ciò non ci riguarda. E l’amore è essere sempre nudi. Rivestiti solo dalla nostra pelle che ci protegge da ciò che l’altro non deve vedere se noi non vogliamo. L’amore è spogliarsi dalle preoccupazioni, dalle speranze e dalle paura. Liberarsi dai dubbi e dalle incertezze.

L’amore, caro amore, è amare l’attimo costante senza pensare a quello subito seguente. Ed è per questo che ti amo, caro amore. Siamo sempre stati nudi e sempre, so, lo saremo. Quando permetteremo ai vestiti di ricoprirci o vorremo nuovi abiti magari blu, l’attimo finirà ma andrà bene anche così. Io e te ora siamo nudi, il resto, non mi interessa, né oggi e né domani. Ti amo. Tuo, Cesare.

1 commento:

  1. Scusami ma il poeta Cesare con questo scritto dove lo trovo??? In rete non c'è...puoi aiutarmi?

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